L’Ipocondria

L’Ipocondria è un disturbo somatoforme frequente nella pratica medica. L’Ipocondriaco ha un interesse esagerato e morboso per la propria salute fisica e mentale. L’Ipocondriaco è convinto e ha paura di una malattia che altre persone, compresi i suoi medici di fiducia, considerano immaginaria. Egli riferisce sintomi fisici ed è sicuro di soffrire di una malattia organica; egli non somatizza in maniera consapevole e richiede insistentemente farmaci, analisi e accertamenti clinici per trovare una spiegazione alle proprie sofferenze. Ha il bisogno di discutere con gli altri (familiari, amici, medici) delle proprie preoccupazioni.

I sintomi Ipocondriaci compaiono più spesso nell’età media, probabilmente perché in questa fase vengono avvertiti i primi segni di declino fisico, di crescente frequenza delle malattie nei familiari e negli amici. La reazione alle paure e alle frustrazioni sfocia nell’Ipocondria.

Fra i disturbi riferiti, uno dei più frequenti è il dolore, localizzato generalmente alla testa, alla regione lombare, all’addome. Altri disturbi riguardano la difficoltà di digerire, l’acidità gastrica, la nausea, le palpitazioni, le extrasistoli, i dolori al torace e al braccio sx; la preoccupazione dell’infarto e dei tumori. L’Ipocondriaco si sente male, soffre e non si sente capito. La preoccupazione per il suo stato di malattia è tale che egli tende ad isolarsi, con un progressivo peggioramento degli affetti, degli interessi, della vita relazionale e del lavoro. Tende a consultare più medici e più specialisti, ai quali ripropone la lunga storia dei suoi disturbi e lamenta la superficialità dei medici precedentemente consultati, nella convinzione che qualche indagine sia stata tralasciata e che finalmente troverà il medico capace di guarirlo.L’Ipocondria si può accompagnare ad alcuni disturbi psichici, soprattutto alla depressione.

Alcune ipotesi psichiatriche tentano di spiegare l’origine dell’Ipocondria.

Una prima ipotesi evidenzia la funzione di “distrazione” che le preoccupazioni dellTpocondriaco esercitano sul suo equilibrio psicologico. Se è distratto dalle sue lamentele fisiche, egli parla della sua solitudine, del suo senso di abbandono, della sua insoddisfazione affettiva. Questo spiegherebbe la relazione molto stretta che a volte esiste tra Ipocondria e Depressione. Per difendere il suo equilibrio psicologico egli rivolge la sua attenzione al corpo e ai disturbi fisici; si distrae dai problemi angoscianti e soffre per la malattia fisica, ma meno di quanto accadrebbe pensando alle cause più profonde del suo stare male. Esempi sono la perdita di una persona cara o la fine di un rapporto affettivo importante. In alcuni casi la sofferenza legata a queste situazioni è inibita o non manifestata all’esterno. Questo modo di reagire può essere comunemente interpretato come manifestazione di una personalità notevolmente forte. Invece dopo un certo tempo, variabile da individuo a individuo, egli inizia a manifestare preoccupazioni e disturbi fisici e accentra tutta la sua attenzione sul fisico.

Già Galeno aveva intuito il legame fra depressione e Ipocondria e aveva attribuito tutte e due queste malattie all’azione della bile nera, liquido prodotto dagli organi che occupano la parte superiore dell’addome, chiamata Ipocondrio.
Una seconda ipotesi esamina gli effetti che i disturbi riferiti dall’Ipondriaco hanno sui suoi rapporti interpersonali. Alcune persone ricorrono più o meno consapevolmente alla malattia per evitare alcuni impegni pesanti o alcune situazioni incresciose. Alcuni mal di testa evitano un incontro indesiderato. I bambini, a volte, fingono disturbi fisici per evitare impegni di studio o altre situazioni che non gradiscono condividere.

In tutte le culture è presente la tendenza a prendersi cura di chi soffre. In etologia è stato provato che i cetacei aiutano i compagni feriti a respirare spingendoli verso la superficie dell’acqua; gli scimpanzè portano il cibo ai compagni bloccati dalla poliomielite.

L’Ipocondriaco, inconsapevolmente, utilizza la sensibilità umana alla malattia. I suoi disturbi riescono ad essere un passpartout per tutte le porte: dei familiari, degli amici, dei vicini di casa, di molte altre persone. Questo comportamento porta vantaggi a breve termine; infatti, a lungo andare, la comprensione degli altri si trasforma in ostilità ed egli continua a lamentarsi di sofferenze alle quali sono disinteressati tutti, compreso il proprio medico curante.

L’impostazione somatopsichica elenca i significati simbolici della sofferenza fisica.

La cefalea: è un blocco di difesa per chi è sovrastato dal proprio pensiero di fronte al riemergere di conflitti psichici.

La gastralgia: è l’intolleranza di fronte a persone o situazioni “indigeste”.

La colica: la persona con morale rigida desidera eliminare elementi di impurità; vive il conflitto tra esigenza di dare e desiderio di trattenere.

Il prurito: esprime impulsi sessuali repressi o spinte verso il mondo esterno inibiti dal senso di colpa.

Il dolore cardiaco: il cuore “duole” quando le emozioni “non circolano” per angoscia, dispiacere, paura, equilibrio instabile; i freni inibitori possono portare ad un dolore simil-infartuale.

Il dolore scheletrico: l’osso simboleggia la morale e il midollo la rigenerazione; i dolori articolari rivelano una difficoltà a realizzare un tipo di vita migliore a causa di una struttura psicologica rigida, con tendenza al masochismo e alla depressione; il dolore lombare insorge quando l’azione è repressa.

La cervicalgia: quando i pensieri esercitano una pressione costante sul capo la persona tenta di difendersi contraendo dolorosamente i muscoli del collo.

COSA FARE?

Anche se i sintomi possono sembrare esagerati e le preoccupazioni eccessive e irrazionali, per la persona la sofferenza è reale. La terapia farmacologica da sola è, spesso, inefficace e insufficiente. Il medico che partecipa empaticamente e si interessa alla persona può raggiungere un migliore effetto terapeutico, almeno a livello psicologico. Il paziente si sente più considerato se il suo medico gli spiega che: “la paura causa il batticuore”; “l’ansia e la preoccupazione chiudono lo stomaco”; “quando si è giù di umore ci si sente stanchi”; “la rabbia fa contrarre i muscoli”. Se il medico è riuscito a conquistare la fiducia del paziente e se il paziente si è sentito trattato come un “vero malato”, la proposta di tentare la strada psicoterapeutica può essere accolta dal paziente come una possibilità da tenere in considerazione.

La psicoterapia è indicata sia per i disturbi psichici che per quelli somatoformi. Sono inoltre indicati il rilassamento, il training autogeno, il biofeedback, l’ipnosi. L’agopuntura, la fisioterapia e i massaggi sono molto efficaci in caso di lombalgie, dorsalgie, cervicalgie. L’attività fisica permette di scaricare le tensioni accumulate.

Ferdinando Regina

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